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..Ci meritiamo l'eternità..

Le cose non vanno mai come credi...
Volete leggere questi libri e scaricarli? scorrete in fondo alla pagina!
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Emanuele

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June 20

Nelle braccia dell'angelo...

Vorrei essere nelle braccia dell'angelo. Ma non di un angelo qualsiasi. del MIO angelo.

per poter volare in alto e guardare cosa vede lui, per scoprire tante cose che da qui io non posso vedere..

vorrei sentire, per una volta, di avere le ali anche io.. per volare anche con le mie forze..

così da poterti sollevare da solo quando sarai tu ad averne bisogno,

in modo che tu trovi pace e conforto nelle braccia di un angelo.



sogna Emanuele, sogna...


May 26

momenti...

Ad agosto tornerò in Israele.


sono proprio contento!


Emanuele
April 28

I nonni sono preziosi..

Mi viene in mente una scena della marcia nel 2004, durante la quale vidi attraversare un gattino dopo un angolo. Dopo aver girato lo vidi spiaccicato per terra ansimante.

sono cose che succedono, si sà.. ma un conto è vederlo.



Ricordo che in quel momento pensai a quel gatto.. e guardandolo, vedendo le sue interiora, ed il suo petto sollevarsi ritmicamente e rumorosamente, i suoi occhi che annaspavano nel nulla che sembravano persi nel vuoto, mi posi una domanda:


Si rendeva conto che stava per morire?


e dopo di essa ce ne sono state tante altre... sentiva dolore? pensava al suo futuro? aveva paura?

non lo so, non lo posso sapere.





oggi quando Silvia, mia sorella, è tornata dall'ospedale mi ha detto che nonna fa un pò impressione. si dimena, trema tutta, tiene la bocca storta.... a volte delira e sporadicamente volte è in se..

io non ci sono voluto andare... non voglio ricordarmela così.. non voglio pensare a lei come è in questo momento, in questo stato... voglio ricordarla chiacchierona, pettegola e indiscreta. voglio ricordare quando prendeva le pentole incandescenti con le mani nude..

a 95 anni ha vissuto tanto, una vita lunga con fortune e sfortune, tanti nipoti e bis nipoti.. ricordi belli e meno belli. coscente fino a pochi mesi fa, si ricordava le date di nascita di tutti i nipoti, anche i giorni liberi, gli orari dei turni di lavoro eccetera.. impressionante davvero.

chissà se si rende conto che i suoi giorni stanno per finire, che la sua vita volge al termine e che ha poco tempo ancora...
mi chiedo cosa si provi a ripensare a quasi un secolo, a vederlo scorrere.. ad avere dei ricordi e poter dire "oddio, è roba di 60 anni fa eppure mi sembra ieri", poter dire di aver passato entrambe le guerre mondiali...
mi chiedo se mentre il suo fisico è lì che si dimena e si contorce, lei sia già altrove o stia sempre lì a pensare
"aiuto, io non voglio fare così.. aiutatemi..."



ma la natura fa il suo corso.. a 95 anni è normale morire, non si può parlare di tragedia, non si può dire "peccato, era giovane"..
però è sempre la mia nonnina...

e allora perchè non riesco ad andare a trovarla? perchè mi sento uno stupido a paragonarla ad un gatto?

no vabbè, è normale credo. si vedrà come va a finire.

Emanuele

April 19

Parole del saggio

Siate come la piccola supposta che quando è chiamata a fare il suo dovere lo fa fino in fondo, e senza mai guardare in faccia a nessuno.

Si mette subito in cammino cercando umilmente la propria strada.

E se qualcuno le si para davanti dicendole con presunzione ed arroganza: "Lei non sa chi sono io!"

Lei, intimamente sa già che non può essere altro che uno stronzo.
A bocca aperta
Emanuele
April 10

Il principe felice...

Il principe felice

Alta sopra la città, su una lunga, esile colonna sporgeva la statua del Principe Felice. Era tutto dorato di sottili foglie d'oro fino, i suoi occhi erano due lucenti zaffiri, e un grande rubino rosso luccicava sull'elsa della sua spada.

"Perché non sai comportarti come il Principe Felice?" chiese una madre piena di buon senso al suo bambino che piangeva perché voleva la luna. "Il Principe Felice non si sogna mai di piangere per nulla".
"Sono contento che a questo mondo ci sia qualcuno veramente felice" borbottò un uomo disilluso ammirando la splendida statua.
"Assomiglia a un angelo" dissero i Trovatelli uscendo dalla cattedrale nei loro lucenti mantelli scarlatti e nei loro lindi grembiulini candidi.
"Come fate a dire questo?" osservò il professore di matematica, "se non ne avete mai veduti!"
"Oh, si, che ne abbiamo visti, nei nostri sogni!" risposero i bambini, e il professore di matematica aggrottò la fronte e fece la faccia scura, perché non trovava giusto che i bambini sognassero.


Una sera volò sulla città un Rondinotto. I suoi amici se n'erano andati in Egitto sei settimane innanzi, ma egli era rimasto indietro perché si era innamorato di una bellissima Canna. L'aveva conosciuta al principio di primavera mentre volava giù per il fiume in caccia di una grossa falena gialla, ed era stato talmente attratto dalla sua vita sottile che si era fermato a parlarle.
"Vuoi che m'innamori di te?" le aveva chiesto il Rondinotto, cui piaceva venir subito al sodo, e la Canna gli aveva fatto un profondo inchino. Così egli le volò più volte intorno, sfiorando l'acqua con le ali, e increspandola di cerchi argentei. Questa fu la sua corte, e durò tutta l'estate.
"Proprio un attaccamento ridicolo," garrivano le altre Rondini, "E' senza un soldo, ma in compenso ha un sacco di parenti," e a dire il vero il fiume era zeppo di Canne.
Poi, non appena venne l'autunno, le Rondini volarono via tutte. Quando se ne furono andate il Rondinotto si sentì solo, e incominciò a stancarsi della sua bella.
"Non sa conversare" si disse, "e temo sia una civetta poiché seguita a frascheggiare col vento." E infatti, ogni volta che il vento spirava, la Canna si piegava con inchini graziosissimi.
"Riconosco che sei casalinga," prosegui il Rondinotto, "ma a me piace viaggiare e di conseguenza anche a mia moglie dovrebbero piacere i viaggi".
"Vuoi venir via con me?" le chiese infine, ma la Canna scosse la testa, era troppo affezionata alla sua casa. "Tu mi hai preso in giro!" gridò il Rondinotto. "Me ne vado alle Piramidi. Addio!" e volò via.
Volò tutto il giorno, e a sera giunse alla città.
"Dove alloggerò?" si disse. "Spero mi abbiano preparato dei festeggiamenti."
Ma poi notò la statua sull'alta colonna. "Andrò ad abitare lì," esclamò. "La posizione è bellissima, e ci si deve respirare dell'ottima aria fresca."

Così si posò proprio tra i piedi del Principe Felice.
"Ho una camera da letto tutta d'oro" mormorò sottovoce tra sé e sé, guardandosi attorno e preparandosi per la notte, ma giusto mentre stava mettendo la testa sotto l'ala gli cadde addosso una grossa goccia d'acqua.
"Che cosa strana!" esclamò. "In cielo non c'è neanche la più piccola nuvola, le stelle sono chiare e luminose, eppure piove. Il clima del Nord Europa è semplicemente spaventoso. Alla Canna la pioggia piaceva, ma questo era dovuto unicamente al suo egoismo".
In quella cadde un'altra goccia.
"A che serve una statua se non riesce a riparare dalla pioggia?" brontolò ; "bisogna che mi cerchi un buon comignolo," e fece per volarsene via. Ma proprio mentre stava per aprire le ali una terza goccia cadde, ed egli allora alzò gli occhi e vide... ah, che cosa vide ? Gli occhi del Principe Felice erano gonfi di lagrime, e lagrime rigavano le sue guance dorate. Il suo viso era cosi bello sotto la luce della luna che il piccolo Rondinotto si senti invadere da una profonda pietà.
"Chi sei?" chiese.
"Sono il Principe Felice".

"Perché piangi, allora? Mi hai inzuppato tutto."
"Quando ero vivo e avevo un cuore umano," rispose la statua, "non sapevo che cosa fossero le lagrime, perché abitavo nel Palazzo di Sans-Souci, dove al dolore non è permesso di entrare. Durante il giorno giocavo coi miei compagni nel giardino, e la sera guidavo le danze nella Grande Sala. Intorno al giardino correva un muro altissimo, ma mai io mi curai di sapere che cosa si stendesse al di là di esso, ogni cosa intorno a me era cosi bella! I miei cortigiani mi chiamavano il Principe Felice, e se il piacere è felicità, io ero veramente felice. Cosi vissi, e cosi morii. E ora che sono morto mi hanno messo qui tanto in alto che adesso vedo tutta la bruttezza e tutta la miseria della mia città, e sebbene il mio cuore sia di piombo altro non mi resta che piangere".
"Come mai? Non é d'oro massiccio?" si chiese mentalmente il Rondinotto, perché era troppo educato per rivolgere ad alta voce domande di carattere personale.
"Lontano lontano," proseguì la statua con la sua dolce voce musicale, "lontano in una stradina c'è una povera casa. Una finestra di questa casa è aperta e attraverso vi vedo una donna seduta a un tavolo. Ha il viso magro e sciupato, e le sue mani sono rosse e ruvide e tutte bucherellate dall'ago, poichè fa la cucitrice. Sta ricamando passiflore su un abito di raso che la più bella tra le damigelle d'onore della Regina indosserà al prossimo ballo di Corte. In letto, in un angolo della stanza, il suo bambino giace ammalato. Ha la febbre e vorrebbe mangiare delle arance, ma sua madre non ha nulla da dargli, fuorchè acqua di fiume, perciò il bambino piange. Rondinotto, piccolo Rondinotto, non gli porteresti il rubino che luccica sull'elsa della mia spada ? I miei piedi sono attaccati a questo piedistallo e io non mi posso muovere".

"Sono aspettato in Egitto" rispose il Rondinotto. "I miei amici in questo momento volano sul Nilo, e discorrono con i grandi fiori di loto. Tra poco andranno a dormire nella tomba del gran Re, dove il Re stesso riposa nel suo sarcofago dipinto, avvolto in gialli lini e imbalsamato con aromi. Ha il collo adorno di una collana di giada verde pallida, e le sue mani assomigliano a foglie avvizzite".
"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto" disse il Principe, "non vuoi restare con me per una notte soltanto, ed essere il mio messaggero? Il bambino ha tanta sete, e la madre è cosi triste!"
"Non credo che mi piacciano i bambini" replicò il Rondinotto. "L'estate scorsa, quando stavo sul fiume, c'erano due ragazzi maleducati, i due figliuoli del mugnaio, che mi tiravano sempre sassi. Naturalmente non mi hanno mai preso, si capisce: noi rondini voliamo troppo bene per lasciarci colpire, e del resto io vengo da una famiglia famosa per la sua agilità ; comunque però era una grave mancanza di rispetto".
Ma il Principe Felice aveva un viso cosi doloroso che il Rondinotto ne provò pena. "Qui fa molto freddo" disse, "ma per farti piacere resterò ancora una notte e sarò tuo messaggero".
"Grazie, piccolo Rondinotto" disse il Principe.

Cosi il Rondinotto colse il grande rubino che ornava la spada del Principe e volò sopra i tetti della città, tenendo stretto il gioiello nel becco appuntito. Passò accanto alla torre della cattedrale, su cui erano scolpiti i grandi angeli di marmo. Passò accanto al palazzo e udì un suono di danze.
Una fanciulla bellissima si affacciò al balcone col suo innamorato. "Guarda che stelle meravigliose" egli le disse, "e come è meraviglioso il potere dell'amore ! "
"Spero che il mio vestito sarà pronto per quando ci sarà il ballo di Stato" rispose la fanciulla. "Ho ordinato che sia ricamato a passiflore, ma le cucitrici sono talmente pigre ! "
Passò sopra il fiume, e vide le lanterne appese agli alberi delle navi. Passò sul Ghetto, e vide i vecchi Ebrei che contrattavano tra di loro, e pesavano il danaro su bilance di rame. E finalmente giunse alla povera casa e vi guardò dentro. Il bambino si agitava febbrilmente sul letto, mentre la madre si era addormentata: era tanto stanca! Saltellò nella stanza e posò il grosso rubino sul tavolo, accanto al ditale della donna. Poi volò piano attorno al letto, e accarezza con le sue ali la fronte del piccolo, facendogli vento dolcemente.
"Come mi sento fresco!" disse il bambino. "Forse incomincio a star meglio" e si addormentò di un sonno tranquillo.
Allora il Rondinotto rivolò dal Principe Felice e gli raccontò quello che aveva fatto. "E' strano" osservò, "ma benché faccia un freddo cane adesso ho caldo."
"Perché hai compiuta una buona azione" gli disse il Principe.
Il piccolo Rondinotto incominciò a pensare, ma subito si addormentò: il pensare gli metteva sempre addosso un gran sonno.
Quando il giorno spuntò, volò giù al fiume e prese un bagno.
"Che fenomeno straordinario!" esclamò il Professore di Ornitologia che passava in quel momento sul ponte. "Una Rondine d'inverno!" E mandò al giornale locale una lunga lettera in proposito. Tutti la citarono: era costellata di un sacco di vocaboli che nessuno capiva.
"Questa sera parto per l'Egitto" disse il Rondinotto, e questa previsione lo mise di ottimo umore. Visitò tutti i monumenti pubblici, e rimase a lungo seduto in cima al campanile della chiesa. Dovunque andava i Passeri cinguettavano e bispigliavano tra di loro: "Che forestiero distinto!" Cosicchè il Rondinotto si diverti un mondo.
Quando la luna sorse rivolò dal Principe Felice. "Hai qualche commissione da darmi per l'Egitto?" disse. Sono di partenza.
"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto" disse il Principe, "non vuoi restare con me ancora una notte?"
"In Egitto mi aspettano" rispose il Rondinotto. "Domani i miei amici voleranno fino alla Seconda Cateratta. Laggiù, tra i giunchi, se ne sta accovacciato l'ippopotamo, e su un grande trono di granito siede il Dio Memnone. Tutta la notte egli contempla le stelle, e quando risplende la stella del mattino proferisce un unico grido di gioia, e poi tace. A mezzogiorno i leoni fulvi scendono a bere all'orlo dell'acqua. Hanno occhi simili a verdi berilli, e il loro ruggito è più forte del ruggito della cateratta".
"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto" disse il Principe, "lontano lontano, dall'altra parte della città, vedo un giovane in una soffitta, appoggiato a una scrivania ingombra di carte, e in un boccale accanto a lui c'è un mazzolino di viole appassite. Ha i capelli bruni e crespi, le sue labbra sono rosse come una melagrana, e i suoi occhi sono grandi e sognanti. Sta sforzandosi di terminare una commedia per il Direttore del Teatro, ma ha troppo freddo per poter seguitare a scrivere. Non c'è fuoco nel suo camino, e la fame lo ha fatto svenire".
"Va bene, aspetterò presso di te un'altra notte" disse il Rondinotto, che aveva proprio un cuore d'oro. "Devo portargli un altro rubino?"
"Ahimè, non ho più rubini, ormai" disse il Principe, "tutto ciò che mi è rimasto sono i miei occhi, ma sono fatti di zaffiri rari, e furono portati dall'India più di mille anni fa. Strappane uno e portaglielo. Lo venderà al gioielliere, e si comprerà legna da ardere, e finirà la sua commedia".
"Caro Principe" disse il Rondinotto, "io non posso fare questo"
"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto" disse il Principe, piangendo, "ubbidiscimi, ti prego".
Cosi il Rondinotto strappò l'occhio del Principe e volò fino alla soffitta dello studente. Era facile entrarvi, perché nel tetto c'era un buco. Il Rondinotto vi sfrecciò attraverso, e penetrò nella stanza. Il giovane aveva il capo affondato tra le mani, perciò non avvertì il frullio d'ali dell'uccello, e quando alzò gli occhi vide il bellissimo zaffiro adagiato in mezzo alle viole appassite.
"Incominciano ad apprezzarmi!" gridò; "certo me lo manda qualche grande ammiratore. Adesso potrò finalmente terminare la mia commedia!" Ed era tutto felice.
Il giorno dopo il Rondinotto volò giù al porto. Si posò sull'albero di una grossa nave e stette a osservare i marinai che a forza di funi calavano su dalla stiva pesanti casse. "Issa-oh ! " si gridavan l'un l'altro a mano a mano che le casse salivano.
"Io vado in Egitto!" garrì il Rondinotto, ma nessuno gli badò, e quando spuntò la luna volò ancora una volta dal Principe Felice.

"Sono venuto a salutarti" gli disse.
 "Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto" disse il Principe, "non vuoi rimanere con me ancora per questa notte?" 

"E' inverno ormai" rispose il Rondinotto, "e fra poco arriverà la fredda neve. In Egitto il sole è caldo sulle verdi palme, e i coccodrilli riposano nel fango e si guardano attorno con occhi pigri. I miei compagni stanno costruendo un nido nel Tempio di Baalbec, e le colombe rosee e bianche li guardano, e tubano tra loro. Caro Principe, debbo lasciarti, ma non ti dimenticherò mai, e la prossima primavera ti porterò due gemme bellissime, al posto di quelle che tu hai regalate. Il rubino sarà più rosso di una rosa rossa, e lo zaffiro sarà azzurro come il vasto mare".
"Nella piazza qua sotto" disse il Principe Felice, "ci sta una piccola fiammiferaia. I fiammiferi le sono caduti nella cunetta del marciapiedi, e si sono tutti bagnati. Suo padre la picchierà se non porterà a casa un po' di danaro, e perciò la piccola piange. Non ha nè calze nè scarpe, e la sua testolina è nuda. Strappa l'altro mio occhio e portaglielo, cosi suo padre non la batterà".
"Resterò con te ancora per questa notte" disse il Rondinotto, "ma non posso strapparti l'altro occhio. Rimarresti completamente cieco".
"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto" disse il Principe, "fa come ti dico".
Cosi il Rondinotto strappò l'altro occhio del Principe e sfrecciò giù nella piazza. Passò roteando accanto alla piccola fiammiferaia e le fece scivolare il gioiello nel palmo della mano.
"Che bel pezzettino di vetro!" esclamò la bambina, e corse a casa ridendo.
Poi il Rondinotto ritornò dal Principe. "Adesso sei cieco" disse, "perciò io resterò con te per sempre".
"No, piccolo Rondinotto" mormorò il povero Principe, "tu devi andare in Egitto".
"Resterò con te per sempre" ripetè il Rondinotto, e dormi ai piedi del Principe. Poi tutto il giorno seguente se ne stette appollaiato sulla spalla del Principe, e gli raccontò quello che aveva veduto in paesi lontani. Gli parlò dei rossi ibis, che sostano in lunghe file sulle rive del Nilo e col becco acchiappano pesciolini dorati ; gli parlò della Sfinge, che è vecchia quanto il mondo, e vive nel deserto, e conosce ogni cosa ; gli parlò dei mercanti che viaggiano piano al fianco dei loro cammelli e recano tra le mani rosari d'ambra ; gli parlò del Re della Montagna della Luna, che è nero come l'ebano, e adora un enorme cristallo ; gli parlò del grande serpente verde che dorme in un palmizio ed è nutrito da venti sacerdoti con focacce di miele ; gli parlò infine dei pigmei che veleggiano su un grande lago sopra larghe foglie piatte e sono sempre in guerra con le farfalle.
"Caro Rondinotto" disse il Principe, "tu mi parli di cose meravigliose, ma più meraviglioso di qualsiasi cosa è il dolore degli uomini e delle donne. Non vi è Mistero più grande della Miseria. Vola sulla mia città, piccolo Rondinotto, e raccontami quello che vedi".

Cosi il Rondinotto volò sopra la grande città, e vide i ricchi gozzovigliare nelle loro splendide dimore, mentre i poveri sedevano fuori, ai cancelli. Volò in bui vicoli, e vide i visi bianchi dei bambini affamati che fissavano con occhi assenti le strade oscure.
Sotto l'arcata di un ponte due ragazzini si stringevano l'uno all'altro cercando di riscaldarsi a vicenda.
"Che fame, abbiamo ! " dicevano.
"Non potete dormire laggiù" gridò la guardia, e i due bambini si allontanarono sotto la pioggia.
Allora il Rondinotto tornò indietro e raccontò al Principe quello che aveva veduto.
"Sono tutto ricoperto d'oro fino" disse il Principe, "tu devi togliermelo di dosso, foglia per foglia, e darlo ai miei poveri : i vivi credono che l'oro possa renderli felici".
Il Rondinotto piluccò via foglia dopo foglia del fine oro, finchè il Principe Felice divenne tutto opaco e grigio. Foglia per foglia del fine oro egli portò ai poveri, e le facce dei bambini si fecero più rosate, ed essi risero e giocarono giochi infantili nelle strade.
"Abbiamo pane, adesso ! " gridavano.
Poi venne la neve, e dopo la neve venne il gelo. Le strade sembravano pavimentate d'argento, tanto erano lucide e scintillanti ; lunghi ghiaccioli, simili a lame di cristallo, pendevano dalle gronde delle case ; tutti giravano impellicciati e i ragazzini indossavano cappucci scarlatti e pattinavano sul ghiaccio.
Il povero piccolo Rondinotto aveva sempre più freddo, ma non voleva lasciare il Principe ; gli voleva troppo bene. Raccoglieva briciole fuor dell'uscio del fornaio quando questi aveva la schiena voltata, e cercava di scaldarsi battendo le ali.
Ma alla fine capì che era prossimo a morire. Ebbe giusto la forza di volare un'ultima volta sulla spalla del Principe.
"Addio, caro Principe" mormorò, "mi permetti che ti baci la mano? "
"Sono contento che tu vada in Egitto, finalmente, piccolo Rondinotto" disse il Principe, "sei rimasto qui anche troppo tempo, ma tu devi baciarmi sulle labbra, perché io ti amo".
"Non è in Egitto che io vado" disse il Rondinotto, "vado alla Casa della Morte. La Morte non è forse la sorella del Sonno ? " E baciò il Principe Felice sulle labbra, e cadde morto ai suoi piedi.
In quel momento si udì nell'interno della statua uno strano crac, come se qualcosa si fosse rotto. Il fatto è che il cuore di piombo si era spaccato netto in due.

Certo faceva un freddo cane. Il mattino seguente per tempo il Sindaco andò a passeggiare nella piazza sottostante in compagnia degli Assessori. Nel passare dinnanzi alla colonna alzò gli occhi verso la statua :
"Dio mio ! Com'è conciato il Principe Felice ! " esclamò.
"Davvero ! Com'è conciato ! " esclamarono gli Assessori che ripetevano sempre quel che diceva il Sindaco, e andarono tutti su per vedere meglio.
"Gli è caduto il rubino dall'elsa della spada, gli occhi non ci sono più, e la doratura è scomparsa" disse il Sindaco, "insomma, sembra poco meno che un accattone!"
"Poco meno che un accattone" ripeterono in coro gli Assessori civici.
"E qui, ai piedi della statua, c'è persino un uccello morto ! " proseguì il Sindaco. "Dobbiamo assolutamente emanare un'ordinanza che agli uccelli non sia permesso di morire qui ! "
E lo Scrivano Pubblico prese appunti per la stesura del decreto.
Cosi tirarono giù la statua del Principe Felice.
"Dal momento che non è più bello non è nemmeno più utile" osservò il Professore di Belle Arti dell'Università.
Quindi fusero la statua in una fornace e il Sindaco indisse un'adunanza della Corporazione per decidere quel che si doveva fare del metallo.
"Dobbiamo costruire un'altra statua" disse, "e sarà la mia statua".
"La mia" ripeté ciascuno degli Assessori, e litigarono. L'ultima volta che ebbi loro notizie stavano ancora litigando.
"Che cosa curiosa ! " disse il sorvegliante degli operai della fonderia. "Questo rotto cuore di piombo non vuole fondersi nella fornace. Bisogna che lo gettiamo via".
E lo gettarono infatti su un mucchio di spazzatura dove avevano buttato anche il Rondinotto morto.


"Portami le due cose più preziose che trovi nella città" disse Dio a uno dei Suoi Angeli ; e l'Angelo Gli portò il cuore di piombo e l'uccello morto.
"Hai scelto bene" gli disse Dio, "poichè nel mio giardino del Paradiso questo uccellino canterà in eterno, e nella mia città d'oro il Principe Felice mi loderà".




Emanuele

February 13

Chi è il mostro a Notre Dame?

In questi ultimi giorni sto ascoltando le colonne sono de "Il Gobbo di Notre Dame".. quelle della Disney, non quelle di Cocciante.. continuo a preferirle, non c'è versi.

mi piare tantissimo la preghiera-canto di Esmeralda "Dio fa qualcosa"

  


"Grazie per quanto possiedo già... lo so non è tanto ma a me basterà.."

questo cartone animato ha una storia bellissima.. in sostanza ci da un insegnamento grandissimo... quando dice "chi è brutto dentro o chi è brutto a veder" (non che Frollo sia uno gnocco eh.. però meglio di Quasimodo..) cosa è più brutto, un uomo deforme, o un uomo senza cuore?
è meglio essere belli ma vuoti o brutti ma profondi?

uno direbbe "meglio sarebbe belli e profondi, con un briciolo di cervello e cuore" ma non si può avere sempre tutto dalla vita.. ognuno nasce con le sue piccole o grandi imperfezioni.. secondo me è meglio averle fisiche, che sono molto più facili da mascherare e curare... quando una persona è vuota, è difficilissimo riempirla.. e questo mi fa pensare a quanto è difficile cambiare una persona.. non che sia bello cambiare una persona.. ma quando incontri qualcuno che ti può dare qualcosa, lui ti cambia e ti rende migliore... però spesso le persone non vogliono cambiare, perchè hanno paura di lasciare una parte di sè che, anche se non bella, ha fatto la sua storia.. ed io per primo ho paura di ribellarmi, di dire NO alla mia accondiscendenza, di essere sempre il docile cagnolino... e questa immagine di me come persona remissiva può essere bella quanto vi pare, ma se resta sempre uguale significa che non c'è crescita...


Emanuele
February 01

Il cuore più bello del mondo

Cuore infrantoIL CUORE PIU BELLO DEL MONDOCuore rosso

 

C'era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più bello del mondo o, quantomeno, della vallata. Tutti quanti gliel'ammiravano: era davvero perfetto senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell'ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro e più lo dicevano, più il giovane s'insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso.


All'improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse:"Beh... a dire il vero… il tuo cuore è molto meno bello del mio." Quando lo mostrò, aveva puntati addosso gli occhi di tutti: della folla e del ragazzo. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C'erano zone dalle quali erano stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri, ma non combaciavano bene - così il cuore risultava tutto bitorzoluto. Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi.


Così tutti quanti osservavano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello.

 

Il giovane guardò com'era ridotto quel vecchio, scoppiò a ridere e disse:"Starai scherzando! Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime."
"Vero!" ammise il vecchio. "Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai a cambio col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel'ho dato e spesso ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore a colmare il vuoto lasciato nel mio. Ma, certamente, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi – e così ho qualche bitorzolo... a cui sono affezionato, però: ciascuno mi ricorda l'amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che provo anche per queste persone... e chissà?, forse un giorno ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi ora che cosa sia la VERA bellezza?"
Il giovane era rimasto senza parole e lacrime copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio e gliel'offrì con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo.

 

Il giovane guardò il suo cuore che non era più "il cuore più bello del mondo"... eppure lo trovava più meraviglioso che mai: perché l'amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.


(grazie Ila)



Emanuele

 
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rosywrote:
Se vai in Australia nn torni più indietro....nn nele metropoli tipo Sidney o Melburne....cmq da visitare....fatti la west coast....baci baci
Feb. 1
rosywrote:
Toccante.....
Jan. 25
Ciao passavo per caso e mi è venuta la curiosità di vedere il tuo blog........bello complimenti mi piace molto .....ciao ciao Sorriso
 
Dec. 8
ciao, sono qui per caso anch'io.. ti lascio un saluto luminoso, complimenti per il blog!
Oct. 23
si molto..ultimamente ho scoperto A. Baricco, ti consiglio Oceano mare..davvero bello..
grazie a te per non aver lasciato cadere il mio intervento..ciao..ah auguri per la vittoria...ciaoo
Oct. 22

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Ho deciso di pubblicare sul blog i libri più importanti della mia vita man mano che li leggo, in modo da darvi la possibilità di leggerli anche a voi.. però purtroppo su msn non c'entravano perchè c'è il limite delle parole, così ho dovuto creare un altro blog su splinder ma non abbiate paura, vi darò il link corretto per raggiungerlo senza dover fare altro che un CLICK... se anche tu come la maggior parte delle persone non sai stare fermo su una pagina web a leggere perchè internet da mille distrazioni allora ti do un consiglio: copia il testo e stampalo per leggerlo con calma.. non è come avere un libro in mano lo so, ma può essere comodo.


il primo libro che voglio pubblicare è "L'Alchimista" di Paulo Cohelo che è una fiaba non troppo fantastica perchè in realtà è un viaggio, un lungo viaggio di un pastore che vuole trovare la pietra filosofale, quella che trasforma tutti i metalli in oro, e l'elisir di lunga vita.. potete leggerlo TUTTO... cliccando proprio ->QUI!

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Il mio libro preferito: "Veronika decide di morire" ..la storia di una 24enne, bella, intelligente, ma che ha una vita piatta e senza emozioni, così decide di farla finita assumendo una forte dose di barbiturici e veleno. però la salvano appena in tempo e la mandano in un manicomio. oltretutto si scropre che il suo cuore non ha retto il dolore e fra poco cederà senza possibilità di trapianto, quindi nell'attesa di morire.... vuoi leggerlo? clicca QUI!
"La Strega Di Portobello" è un racconto languido fatto da testimonianze. non c'è un narratore, ma una dodici persone che dicono la storia di Athena, una ragazza di Beiruit in Libano, che dopo essere stata rifiutata dalla Chiesa (perchè divorziata e con figlia a 20 anni), diviene una sorta di medium pagana che crede che Dio sia un entità femminile. Da leggere subito: QUI!
"Non Ti Muovere" di Margaret Mazzantini è un libro veramente cattivo. toglie la fiducia negli uomini.. lo annovero fra i miei libri preferiti... è inspiegabile, bisogna leggerlo! (prima di vedere il film consiglio di leggere il libro!) e di leggerlo QUI!